Old master paintings
"Diana, amorini e un fauno bambino " Charles Joseph Natoire ( 1700 - 1777 )
Si tratta di un dipinto ad olio su tela, attribuito a Charles Joseph Natoire. Espertise del Prof. Bodart
In vita, Natoire era considerato alla pari di François Boucher. Direttore dell'Académie de France à Rome dal 1751 al 1775, godette di una grande autorità nel mondo artistico. Come il suo maestro François Lemoyne, Natoire è il pittore della grazia, della voluttà e della gioia di vivere. Il suo tocco caldo e sensuale è senza dubbio troppo grazioso per la pittura di genere storico, troppo frivolo per la pittura religiosa. Suoi principali lasciti sono l'ammirevole suite della "Storia di Psiche" per il salon de la Princesse dell'Hôtel de Soubise a Parigi e i cartoni della "Storia di Don Chisciotte" per la Manifattura di Beauvais, conservati per la maggior parte al Castello di Compiègne.
Natoire proveniva da una buona famiglia cattolica originaria della Lorena, figlio di Florent Natoire, scultore, e di sua moglie Catherine Mauric. Suo padre gli diede le prime lezioni di disegno poi, nel 1717, lo mandò a Parigi a completare la sua formazione nell'atelier di Louis Galloche (1670-1761), pittore del re e professore all'Académie royale de peinture et de sculpture, poi da François Lemoyne, il cui insegnamento lo segnò fortemente.
Primo soggiorno romano (1723-1729) Il 30 agosto 1721 Natoire ottenne il primo ,Grand Prix de Rome con un Manoach che offre un sacrificio al Signore per ottenere un figlio (che fu Sansone). Il 30 giugno 1723 fu nominato pensionnaire dell'Académie de France à Rome, dove arrivò nell'ottobre dello stesso anno. A Roma eseguì una copia del Ratto delle Sabine di Pietro da Cortona, un sovraporta rappresentante Diana per Palazzo Mancini, dove l'Académie de France à Rome s'installava nel 1725, e riportò nel dicembre dello stesso anno il primo premio di pittura dell'Accademia di San Luca con un disegno intitolato "Mosè che nel ritorno dal monte Sinai si mostra al popolo con faccia risplendente". Nel 1728 dipinse per l'ambasciatore di Francia, il cardinale de Polignac, un "Gesù che caccia i mercanti dal tempio".
Natoire a Parigi (1730-1751) Natoire ripartì per Parigi all'inizio de 1729 (sulla via del ritorno passò qualche tempo a Venezia) e fu accolto all'Académie royale de peinture et de sculpture il 30 settembre 1730.
La toilette di Psiche, 1735, New Orleans Museum of Art La sua fama si consolidò rapidamente ed egli ricevette importanti commesse anche prima di essere ufficialmente ammesso all'Académie.
Dal 1731 lavorò così ad un ampio programma decorativo per il castello di La Chapelle-Godefroy a Saint-Aubin (Aube) di proprietà di Philibert Orry, controllore generale delle finanze, che doveva succedere al duca di Antin come direttore generale degli edifici del re nel 1736: una "Storia degli Dei" in nove quadri, una "Storia di Clovis" in sei quadri, una "Storia di Telemaco" in sei quadri, e "Le quattro stagioni". Natoire completò questo lavoro nel 1740. Nel 1732 eseguì anche tre sovraporta su soggetti tratti dall'Antico Testamento per il palazzo del duca d'Antin a Parigi.
Nel giugno 1734, Natoire partecipò all'Exposition de la Jeunesse di place Dauphine con una Galatea. Quell'anno ricevette la prima commessa reale, per la camera della regina al castello di Versailles, e fu accolto come membro dell'Accademia il 31 dicembre con un'altra tela di soggetto mitologico ("Venere ordina a Vulcano le armi per Enea"). Da allora cominciò ad eseguire diversi incarichi reali: per gli appartamenti piccoli del Castello di Fontainebleau, per lo studio e la sala da pranzo del re al castello di Versailles, per il Castello di Marly, per la biblioteca reale, eccetera.
Nel 1735 Natoire realizza il primo cartone della celebre serie di arazzi della "Storia di Don Chisciotte" realizzati dalla Manifattura di Beauvais per il fermier général Pierre Grimod du Fort (1692-1748). Nel 1737 realizzò la commessa del ciclo della "Storia di Psiche", per il salone ovale della Principessa realizzato da Germain Boffrand all'Hôtel de Soubise a Parigi, una delle sue creazioni più notevoli. A partire dal 1741 realizzò i cartoni della "Storia di Marco Antonio" per la Manifattura dei Gobelins.
Nel 1747 sperimentò un genere che gli restò comunque poco familiare, il ritratto, con un "Luigi, delfino di Francia". Più a suo agio si mostrò nella pittura religiosa, con tele come "Santo Stefano davanti ai dottori che portano false testimonianze contro di lui", dipinto nel 1745 per la cappella di Saint-Symphorien della chiesa di Saint-Germain-des-Prés. Partecipò anche tra il 1746 e il 1750, alla notevole decorazione in falsa prospettiva della cappella dell'Ospedale dei trovatelli, costuita da Germain Boffrand nell'île de la Cité e purtroppo distrutta nel XIX secolo.
Nel 1747 partecipò al concorso organizzato dal nuovo direttore generale degli edifici del re, Le Normant de Tournehem, con il magnifico "Trionfo di Bacco" oggi al Louvre.
Secondo soggiorno romano (1751-1777) Il soffitto di san Luigi dei Francesi, con l'Apoteosi di san Luigi Nel 1751 Natoire fu nominato direttore dell'Académie de France à Rome. La nomina era prestigiosa, ma sancì la fine della sua carriera. Allontato dalla corte, Natoire non divenne "Primo pittore del Re" e si vide preferire i rivali, prima Carle Van Loo poi François Boucher. Inoltre cessò quasi di dipingere. In compenso si dimostrò, almeno nei primi anni, un direttore attivo, che sollecitava i pensionnaires a moltiplicare gli invii di opere a Parigi e a dipingere la campagna romana.
Fatto nobile nell'aprile 1753, ricevette nel 1755 l'Ordine di San Michele, che attendeva con impazienza, essendo accordato tradizionalmente al direttore dell'Académie de France à Rome.
Durante il suo secondo soggiorno romano, la sua principale realizzazione personale fu l'affresco dell'"Apoteosi di san Luigi" sul soffitto della chiesa di San Luigi dei francesi (1754-1756). Ma nel momento in cui stava venendo di moda il neoclassicismo il suo ispirarsi al soffitto di Sebastiano Conca a Santa Cecilia fu considerato come una mancanza di originalità e di forza, e gli valse vivaci critiche.
In seguito, Natoire si limitò a realizzare numerosi disegni della campagna romana, ma poche tele. Divenne sempre più devoto. Nel 1767 l'architetto Adrien Mouton, cacciato dall'Académie, gli intentò un processo - che vinse, nel 1770. Natoire fu condannato a pagare 20.000 lire di danni, più interessi e spese. Fu inoltre accusato di errori amministrativi, e il nuovo direttore generale degli edifici del Re, il conte d'Angiviller, lo mise in pensione d'ufficio nel giugno 1775 (il pittore aveva ormai, del resto, 75 anni, ed era direttore dell'Académie da 24). Natoire si ritirò a Castelgandolfo, dove morì due anni dopo.
Bibliografia
- Wikipedia- Enciclopedia online
In vita, Natoire era considerato alla pari di François Boucher. Direttore dell'Académie de France à Rome dal 1751 al 1775, godette di una grande autorità nel mondo artistico. Come il suo maestro François Lemoyne, Natoire è il pittore della grazia, della voluttà e della gioia di vivere. Il suo tocco caldo e sensuale è senza dubbio troppo grazioso per la pittura di genere storico, troppo frivolo per la pittura religiosa. Suoi principali lasciti sono l'ammirevole suite della "Storia di Psiche" per il salon de la Princesse dell'Hôtel de Soubise a Parigi e i cartoni della "Storia di Don Chisciotte" per la Manifattura di Beauvais, conservati per la maggior parte al Castello di Compiègne.
Natoire proveniva da una buona famiglia cattolica originaria della Lorena, figlio di Florent Natoire, scultore, e di sua moglie Catherine Mauric. Suo padre gli diede le prime lezioni di disegno poi, nel 1717, lo mandò a Parigi a completare la sua formazione nell'atelier di Louis Galloche (1670-1761), pittore del re e professore all'Académie royale de peinture et de sculpture, poi da François Lemoyne, il cui insegnamento lo segnò fortemente.
Primo soggiorno romano (1723-1729) Il 30 agosto 1721 Natoire ottenne il primo ,Grand Prix de Rome con un Manoach che offre un sacrificio al Signore per ottenere un figlio (che fu Sansone). Il 30 giugno 1723 fu nominato pensionnaire dell'Académie de France à Rome, dove arrivò nell'ottobre dello stesso anno. A Roma eseguì una copia del Ratto delle Sabine di Pietro da Cortona, un sovraporta rappresentante Diana per Palazzo Mancini, dove l'Académie de France à Rome s'installava nel 1725, e riportò nel dicembre dello stesso anno il primo premio di pittura dell'Accademia di San Luca con un disegno intitolato "Mosè che nel ritorno dal monte Sinai si mostra al popolo con faccia risplendente". Nel 1728 dipinse per l'ambasciatore di Francia, il cardinale de Polignac, un "Gesù che caccia i mercanti dal tempio".
Natoire a Parigi (1730-1751) Natoire ripartì per Parigi all'inizio de 1729 (sulla via del ritorno passò qualche tempo a Venezia) e fu accolto all'Académie royale de peinture et de sculpture il 30 settembre 1730.
La toilette di Psiche, 1735, New Orleans Museum of Art La sua fama si consolidò rapidamente ed egli ricevette importanti commesse anche prima di essere ufficialmente ammesso all'Académie.
Dal 1731 lavorò così ad un ampio programma decorativo per il castello di La Chapelle-Godefroy a Saint-Aubin (Aube) di proprietà di Philibert Orry, controllore generale delle finanze, che doveva succedere al duca di Antin come direttore generale degli edifici del re nel 1736: una "Storia degli Dei" in nove quadri, una "Storia di Clovis" in sei quadri, una "Storia di Telemaco" in sei quadri, e "Le quattro stagioni". Natoire completò questo lavoro nel 1740. Nel 1732 eseguì anche tre sovraporta su soggetti tratti dall'Antico Testamento per il palazzo del duca d'Antin a Parigi.
Nel giugno 1734, Natoire partecipò all'Exposition de la Jeunesse di place Dauphine con una Galatea. Quell'anno ricevette la prima commessa reale, per la camera della regina al castello di Versailles, e fu accolto come membro dell'Accademia il 31 dicembre con un'altra tela di soggetto mitologico ("Venere ordina a Vulcano le armi per Enea"). Da allora cominciò ad eseguire diversi incarichi reali: per gli appartamenti piccoli del Castello di Fontainebleau, per lo studio e la sala da pranzo del re al castello di Versailles, per il Castello di Marly, per la biblioteca reale, eccetera.
Nel 1735 Natoire realizza il primo cartone della celebre serie di arazzi della "Storia di Don Chisciotte" realizzati dalla Manifattura di Beauvais per il fermier général Pierre Grimod du Fort (1692-1748). Nel 1737 realizzò la commessa del ciclo della "Storia di Psiche", per il salone ovale della Principessa realizzato da Germain Boffrand all'Hôtel de Soubise a Parigi, una delle sue creazioni più notevoli. A partire dal 1741 realizzò i cartoni della "Storia di Marco Antonio" per la Manifattura dei Gobelins.
Nel 1747 sperimentò un genere che gli restò comunque poco familiare, il ritratto, con un "Luigi, delfino di Francia". Più a suo agio si mostrò nella pittura religiosa, con tele come "Santo Stefano davanti ai dottori che portano false testimonianze contro di lui", dipinto nel 1745 per la cappella di Saint-Symphorien della chiesa di Saint-Germain-des-Prés. Partecipò anche tra il 1746 e il 1750, alla notevole decorazione in falsa prospettiva della cappella dell'Ospedale dei trovatelli, costuita da Germain Boffrand nell'île de la Cité e purtroppo distrutta nel XIX secolo.
Nel 1747 partecipò al concorso organizzato dal nuovo direttore generale degli edifici del re, Le Normant de Tournehem, con il magnifico "Trionfo di Bacco" oggi al Louvre.
Secondo soggiorno romano (1751-1777) Il soffitto di san Luigi dei Francesi, con l'Apoteosi di san Luigi Nel 1751 Natoire fu nominato direttore dell'Académie de France à Rome. La nomina era prestigiosa, ma sancì la fine della sua carriera. Allontato dalla corte, Natoire non divenne "Primo pittore del Re" e si vide preferire i rivali, prima Carle Van Loo poi François Boucher. Inoltre cessò quasi di dipingere. In compenso si dimostrò, almeno nei primi anni, un direttore attivo, che sollecitava i pensionnaires a moltiplicare gli invii di opere a Parigi e a dipingere la campagna romana.
Fatto nobile nell'aprile 1753, ricevette nel 1755 l'Ordine di San Michele, che attendeva con impazienza, essendo accordato tradizionalmente al direttore dell'Académie de France à Rome.
Durante il suo secondo soggiorno romano, la sua principale realizzazione personale fu l'affresco dell'"Apoteosi di san Luigi" sul soffitto della chiesa di San Luigi dei francesi (1754-1756). Ma nel momento in cui stava venendo di moda il neoclassicismo il suo ispirarsi al soffitto di Sebastiano Conca a Santa Cecilia fu considerato come una mancanza di originalità e di forza, e gli valse vivaci critiche.
In seguito, Natoire si limitò a realizzare numerosi disegni della campagna romana, ma poche tele. Divenne sempre più devoto. Nel 1767 l'architetto Adrien Mouton, cacciato dall'Académie, gli intentò un processo - che vinse, nel 1770. Natoire fu condannato a pagare 20.000 lire di danni, più interessi e spese. Fu inoltre accusato di errori amministrativi, e il nuovo direttore generale degli edifici del Re, il conte d'Angiviller, lo mise in pensione d'ufficio nel giugno 1775 (il pittore aveva ormai, del resto, 75 anni, ed era direttore dell'Académie da 24). Natoire si ritirò a Castelgandolfo, dove morì due anni dopo.
Bibliografia
- Wikipedia- Enciclopedia online
- Charles-Joseph Natoire, catalogue d'exposition, mars-juin 1977, Musées d'Art et d'Histoire de la Ville de Nîmes éd., réimpr. 1987 – ISBN 2-902309-44-9
Madonna con Bambino e San Giovannino
Gian Pietro Rizzoli detto "Giampietrino"
Madonna con Bambino e San Giovannino
Questo dipinto raffigurante Madonna con Bambino e San Giovannino
attribuito a Gian Pietro Rizzoli, detto il Giampietrino, attivo tra il 1500 ed il 1549.
Tavola trasportata su tela
Espertise con lettera del Professor Emilio Negro.
E' pubblicato sul catalogo ragionato della mostra "Leonardo e il rinascimento fantastico", mostra organizzata dai Prof. A. Tomei, M.C.Paoluzzi e N. Barbatelli, che ne hanno confermato l'attribuzione a Gian Pietro Rizzoli, detto Giampietrino.
Dimensioni: 37,5 cm x 45,5 cm senza cornice.
Referenza: S 003
Prezzo:Contattare
Qui di sotto riportiamo la lettera del Professor Emilio Negro:
Questo singolare dipinto raffigura uno dei temi iconografici maggiormente caldeggiati dalla tradizione cristiana, qui rappresentato seguendo uno schema antico e collaudato che vuole la Vergine e il Bambino al centro della composizione, protagonisti di una tenera raffigurazione devozionale (le cosiddette "sacre conversazioni"), in cui Gesù è colto in tenero atteggiamento nei confronti del cuginetto Giovanni, che sta aiutando ad avvolgere un panno di candido lino, mentre Maria osserva amorevolmente la scena reclinando dolcemente il capo.
Dal punto di vista dei caratteri stilistici il quadro mostra evidenti influssi della cultura lombardo-leonardesca della prima metà del XVI secolo, non distaccata tuttavia da un chiaro spirito classicheggiante, caratteristica che consente di identificare l'autore dell'opera verosimilmente nel valente pittore Giovanni Pietro Rizzoli, detto il Giampietrino (Milano, notizie dal 1495-1549 ca.), del quale non sono noti con precisione i dati esatti sulla formazione pittorica. Cionondimeno è opportuno richiamare alla mente che Leonardo riporta in un foglio del "Codice Atlantico", scritto tra il 1497 ed il 1500, un certo "Gian Pietro" suo fidato scolaro, che la critica ha identificato con Giampietrino. Il rapporto tra questo nome ed un particolare gruppo di opere, coerenti tra loro e avvalorate da antichi inventari, rimonta ormai ad una annosa tradizione storiografica; nonostante ciò la pala raffigurante la Madonna col Bambino in trono e i Ss. Girolamo e Giovanni Battista (Pavia, Curia Vescovile, già nella chiesa di S. Marino) è solo esempio di questo corpus pittorico - in cui la stretta adesione al mondo pittorico leonardesco è decisamente marcata - che abbia una data sicura: il 1521. Da essa si desumono stretti contatti con la raffinata cultura dell'orbita di Cesare da Sesto e Bernardino Luini, a confermare la partecipazione attiva di Giampietrino all'interno della migliore cultura pittorica milanese rinascimentale.
Per convincersi dell'attribuzione proposta per questa Madonna col Bambino e S. Giovannino, originariamente dipinta sopra un supporto ligneo, sarà utile il raffronto con altre tavole dell'artista milanese: si fa riferimento in special modo alla Didone e alla Sofonisba (Isola Borromeo, collezione Borromeo), alla Cleopatra (Parigi, Musée du Louvre) e alle Maddalena in preghiera dinanzi al crocifisso (Milano, Pinacoteca di Brera).
Il confronto con queste opere ed i dati stilistici conseguenti consentono di collocare probabilmente la nostra Madonna col Bambino e S. Giovannino fra le pitture che l'artista lombardo eseguì nel momento in cui la sua arte volgeva ad una sempre più studiata sintesi pittorica, senza per questo abbandonare il gusto tipicamente lombardo della descrizione naturalistica, né l'impostazione prettamente classicheggiante, tipiche qualità di Giovanni Pietro Rizzoli, detto il Giampietrino.
Madonna con Bambino e San Giovannino
Questo dipinto raffigurante Madonna con Bambino e San Giovannino
attribuito a Gian Pietro Rizzoli, detto il Giampietrino, attivo tra il 1500 ed il 1549.
Tavola trasportata su tela
Espertise con lettera del Professor Emilio Negro.
E' pubblicato sul catalogo ragionato della mostra "Leonardo e il rinascimento fantastico", mostra organizzata dai Prof. A. Tomei, M.C.Paoluzzi e N. Barbatelli, che ne hanno confermato l'attribuzione a Gian Pietro Rizzoli, detto Giampietrino.
Dimensioni: 37,5 cm x 45,5 cm senza cornice.
Referenza: S 003
Prezzo:Contattare
Qui di sotto riportiamo la lettera del Professor Emilio Negro:
Questo singolare dipinto raffigura uno dei temi iconografici maggiormente caldeggiati dalla tradizione cristiana, qui rappresentato seguendo uno schema antico e collaudato che vuole la Vergine e il Bambino al centro della composizione, protagonisti di una tenera raffigurazione devozionale (le cosiddette "sacre conversazioni"), in cui Gesù è colto in tenero atteggiamento nei confronti del cuginetto Giovanni, che sta aiutando ad avvolgere un panno di candido lino, mentre Maria osserva amorevolmente la scena reclinando dolcemente il capo.
Dal punto di vista dei caratteri stilistici il quadro mostra evidenti influssi della cultura lombardo-leonardesca della prima metà del XVI secolo, non distaccata tuttavia da un chiaro spirito classicheggiante, caratteristica che consente di identificare l'autore dell'opera verosimilmente nel valente pittore Giovanni Pietro Rizzoli, detto il Giampietrino (Milano, notizie dal 1495-1549 ca.), del quale non sono noti con precisione i dati esatti sulla formazione pittorica. Cionondimeno è opportuno richiamare alla mente che Leonardo riporta in un foglio del "Codice Atlantico", scritto tra il 1497 ed il 1500, un certo "Gian Pietro" suo fidato scolaro, che la critica ha identificato con Giampietrino. Il rapporto tra questo nome ed un particolare gruppo di opere, coerenti tra loro e avvalorate da antichi inventari, rimonta ormai ad una annosa tradizione storiografica; nonostante ciò la pala raffigurante la Madonna col Bambino in trono e i Ss. Girolamo e Giovanni Battista (Pavia, Curia Vescovile, già nella chiesa di S. Marino) è solo esempio di questo corpus pittorico - in cui la stretta adesione al mondo pittorico leonardesco è decisamente marcata - che abbia una data sicura: il 1521. Da essa si desumono stretti contatti con la raffinata cultura dell'orbita di Cesare da Sesto e Bernardino Luini, a confermare la partecipazione attiva di Giampietrino all'interno della migliore cultura pittorica milanese rinascimentale.
Per convincersi dell'attribuzione proposta per questa Madonna col Bambino e S. Giovannino, originariamente dipinta sopra un supporto ligneo, sarà utile il raffronto con altre tavole dell'artista milanese: si fa riferimento in special modo alla Didone e alla Sofonisba (Isola Borromeo, collezione Borromeo), alla Cleopatra (Parigi, Musée du Louvre) e alle Maddalena in preghiera dinanzi al crocifisso (Milano, Pinacoteca di Brera).
Il confronto con queste opere ed i dati stilistici conseguenti consentono di collocare probabilmente la nostra Madonna col Bambino e S. Giovannino fra le pitture che l'artista lombardo eseguì nel momento in cui la sua arte volgeva ad una sempre più studiata sintesi pittorica, senza per questo abbandonare il gusto tipicamente lombardo della descrizione naturalistica, né l'impostazione prettamente classicheggiante, tipiche qualità di Giovanni Pietro Rizzoli, detto il Giampietrino.
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Pieter Mulier - Attribuito. Capriccio in un paesaggio laziale Cm 145 x 187 (C.C. cm 170 x 203)
Si tratta di un dipinto ad olio su tela raffigurante un paesaggio di
campagna italiana, ritenuto uno dei capolavori di Peter Mulier
(Haarlem, 1637 Milano, 1701), detto Tempesta, o Cavalier Tempesta, un
pittore fiammingo italianizzato, che dal 1668 lavora a Roma. Il
dipinto ha le dimensioni dei grandi capolavori di Isolabella. (si veda
anche "Tempesta and his time")
Perizia del prof. Didier Bodart.
Dimensioni: cm 145 x 187
Ref. pa 018
Prezzo: su richiesta
Perizia del prof. Didier Bodart.
Dimensioni: cm 145 x 187
Ref. pa 018
Prezzo: su richiesta
| tempesta_prof_bodart_1.jpg | |
| File Size: | 169 kb |
| File Type: | jpg |
| tempesta_prof-__bodart_2.jpg | |
| File Size: | 0 kb |
| File Type: | jpg |
E.mail: valiani@dipintiantichi.net
Valiani roma,Quadri,dipinti
Valiani roma,Quadri,dipinti antichi,caravaggio,guercino,grand tour,luca Giordano,antichità,antiquité,Antiques,roman-mosaic,mosaici romani,micromosaici,micromosaic,dipinti antichi,antichi dipinti,old master paintings,Roma,Quadri, dipinti
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